Innovazione

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INNOVAZIONE

 

Il nostro paese, ormai lo sappiamo, non è considerato un campione in fatto di innovazione. Non più, almeno. L'Italia naviga nel mare delle mediocrità in tutte le classifiche sulla competitività proprio a causa della scarsa propensione a innovare. Non è solo una valutazione qualitativa. Anche gli indicatori quantitativi sono univoci nell'indicare la causa del declino, economico ma non solo, del nostro paese.

Per avere un’idea della cultura dell’innovazione ambientale in Italia, possiamo ad esempio dare uno sguardo ai brevetti.

I brevetti sono considerati infatti un indicatore significativo della capacità di innovazione. E prendiamo un settore emergente dell'economia mondiale: l'ambiente.

La "green economy" è considerata sia un settore in sviluppo sia un luogo ove si esercita la capacità di innovare. I "brevetti ambientali", ovvero i brevetti relativi a nuove tecnologie nell'ambito della "green economy", rappresentano il 3,7% del totale mondiale (dato relativo all'anno 2007).

Nel settore dell'economia verde c'è una tendenza a innovare superiore alla media degli altri settori economici. il 4,4% dei brevetti europei è a carattere ambientale.

E l'Italia? L'Italia purtroppo è indietro. La capacità di innovazione è molto bassa.

Questa scarsa fragilità della nostra cultura dell'innovazione ambientale ha due conseguenze. A breve è di tipo economico: paghiamo un prezzo salato per importare tecnologie prodotte da altri. Alla lunga l'impatto potrebbe essere anche di tipo ecologico. Un sistema così fragile nella cultura dell'innovazione inevitabilmente erode la cultura della tutela dell'ambiente.

 

In collaborazione con enti pubblici, locali, gruppi di ambientalisti e imprese, numerose sono state le iniziative promosse a favore della sostenibilità.

La gestione responsabile delle nostre attività ci consente infatti di ridurre l'energia impiegata e le emissioni di carbonio, di risparmiare miliardi di litri d'acqua e di sviluppare nuovi metodi innovativi in modo efficiente e in diversi settori:

ENERGIA:

Particolare attenzione viene posta ai progetti finalizzati alla costruzione di reti intelligenti basate su soluzioni capaci di far dialogare i soggetti integrati nella rete, nonché a servizi e tecnologie per la gestione dei flussi di informazione.

Per una politica energetica sostenibile, basata sull'efficienza, sulle fonti rinnovabili e sull'innovazione tecnologica, l'obiettivo principale resta il sottrarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili nel minor tempo possibile.

 

                                                           AGRICOLTURA:

 

 

Oggi agricoltura e agroindustria rappresentano un fattore fondamentale di modernizzazione e innovazione, sia sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici che nell'arrestare il consumo di suolo. La nuova agricoltura integrerà ruoli e reddito da alimenti, innovazioni capaci di integrare biomateriali, bioenergie, valorizzazione territoriale e identità, accoglienza e socialità. Il bando si rivolge alle realtà che hanno investito in:

Particolare attenzione viene posta a progetti di agricoltura periurbana e urbana, integrati nei quartieri.

                                      

                                                                                            MOBILITA’:

 

La Commissione Europea pone come obiettivo strategico del settore trasporti, entro il 2050, la riduzione delle emissioni di almeno il 60% rispetto ai livelli del 1992. La grande sfida sta nell'interrompere la dipendenza del sistema dei trasporti dal petrolio e nell'individuare nuovi modelli di mobilità e nuovi servizi adeguati ai diversi contesti territoriali. Il bando valuta le innovazioni che hanno generato:

 

ABITARE

 

Dalla casa all'ecoquartiere. La sostenibilità deve per prima cosa evincersi nelle nostre città e nei nostri paesi. Nelle città del prossimo futuro non basterà più costruire edifici a emissioni zero, ma sarà sempre più necessario agire su intere porzioni di città per avere economie di scala e per fare da stimolo al resto del territorio. E’ dai quartieri infatti che può partire la rigenerazione urbana come indirizzo per riportare qualità e identità nelle nostre città e nei nostri territori, creando comunità, servizi di prossimità e sostenibilità.

La sfida della sostenibilità valuta le realizzazioni che hanno puntato su:

 

L' INNOVAZIONE AMBIENTALE

 

Negli ultimi decenni i problemi di inquinamento e di deterioramento delle risorse naturali si sono fatti sempre più sentire. Questo ha generato l’intensificarsi delle

iniziative di politica ambientale, sia a livello nazionale che internazionale, nel tentativo di risolvere la crisi nel rapporto tra sviluppo e limitatezza delle risorse, temi che, sia a

livello mondiale che europeo, richiamano un sempre maggiore interesse. In generale e soprattutto in Italia, i governanti hanno spesso utilizzato strumenti amministrativi di tipo command and control, fissando regole per la riduzione dell’inquinamento,destinate a settori d’attività e/o tipologie di emissioni ben specifiche, poi sfruttando le procedure per il controllo ed infine l’applicazione di sanzioni agli operatori non in regola.

Prendiamo ad esempio il nuovo approccio introdotto dal Protocollo, definito cap and trade, secondo il quale gli operatori più virtuosi che saranno in grado di ridurre le emissioni al di sotto del livello predefinito, avranno la possibilità di cedere sul mercato le quote corrispondenti a riduzione di emissioni al di sotto dei suddetti livelli.

Questi strumenti di tipo innovativo permettono che le imprese, la cui struttura dei costi rende economicamente conveniente ridurre le emissioni inquinanti, abbiano l’opportunità di vendere permessi di inquinamento alle imprese che, invece, hanno costi maggiori di disinquinamento.

Si fa strada quindi l’idea di una regolazione ai fini della sostenibilità ambientale, capace di trasformare i vincoli ambientali in opportunità, grazie anche all’incentivo per

le imprese ad introdurre miglioramenti tecnologici e gestionali in modo da ridurre l’impiego di materiali e i consumi energetici.Di contro altri studi ( es. Kemp, 1995) dimostrano che in molti casi la stimolazione di innovazioni che riducano l’impatto ambientale è maggiore quando deriva da standard o da un sistema di permessi. Secondo altre scuole di pensiero, un approccio basato sulla riduzione dell’inquinamento grazie all’uso dello strumento delle tasse potrebbe portare a risultati più vantaggiosi. Un sistema di imposte ecologiche consentirebbe più verosimilmente di premiare chi raggiunge risultati migliori e, viceversa, penalizzare gli altri. Secondo Ronchi (2000) tassare le emissioni, lo smaltimento dei rifiuti o i consumi di energia elettrica favorisce l’innovazione tecnologica e l’uso efficiente di energia. Millock e Nauges (2003) studiano ad esempio l’impatto che una tassa introdotta in Francia sull’inquinamento dell’aria ha prodotto in termini di emissioni. Ricavano che, nonostante il livello della tassa, minore rispetto a quanto sarebbe stato necessario per generare la diminuzione dell’inquinamento dell’aria, questa sembra aver avuto esiti positivi proprio sulla riduzione delle emissioni. Ad ogni modo, qualsiasi sia la visone prevalente, l’innovazione è il cardine per il miglioramento della qualità ambientale e non solo. Abbiamo già precedentemente evidenziato17 l’importanza dell’innovazione tecnologica, come una delle principali motivazioni che spingono la curva EKC a cambiare di tendenza, anche se questo non è l’unico elemento da tenere in considerazione. Dalla realtà emerge che un numero sempre maggiore di imprese introduce la variabile ambientale nei propri processi produttivi in modo da contenere da un lato i costi di produzione, attraverso l’eliminazione degli sprechi nei processi di trasformazione e dall’altro di ridisegnare prodotti compatibili con la ostenibilità ambientale, in modo da incontrare le esigenze dei consumatori, sempre maggiormente orientati alle problematiche di inquinamento.

Sembra quindi interessante chiedersi in che modo viene guidata l’innovazione ambientale, cioè definire quali sono le determinanti che permettono la sua introduzione e che allo stesso tempo la differenziano dall’innovazione “tradizionale”.

L’innovazione ambientale può essere spronata da elementi esterni all’impresa, come strumenti di politica, o interni, ad esempio strategie di management e forze provenienti dal mercato, come la crescente domanda ambientale da parte dei privati. La distinzione tra quanta parte di innovazione ambientale viene guidata da elementi endogeni o esogeni diventa sempre più complessa, mano a mano che le politiche ambientali tendono a svilupparsi. Inoltre, sempre più spesso, sono una serie di elementi congiunti (aumento della domanda ambientale da parte della società, stakeholders, regolamentazione, ecc.) che determinano la necessità da parte delle imprese di adottare innovazioni che riducano l’impatto ambientale della loro attività. L’innovazione è strettamente correlata al concetto di produttività aziendale18, che infatti può trarre vantaggio dall’innovazione ambientale, in quanto essa implica introduzione di nuove tecnologie e quindi maggior efficienza produttiva e possibilità di incrementare la propria competitività, sia a livello nazionale che internazionale.

L’incremento della produttività può essere generato da diversi elementi, quali il progresso tecnologico, ma anche dall’introduzione di maggiore efficienza derivante, tra le altre possibilità da economie di scala o dalla massimizzazione dell’utilizzo di risorse a propria disposizione, tra cui i principali fattori produttivi: capitale e lavoro. Ci occuperemo quindi di illustrare l’aspetto innovativo come traino per la produttività aziendale e le conseguenze che ciò può generare anche dal punto di vista della produttività del lavoro.

 

Efficienza e regolazione ambientale: i drivers esogeni dell’innovazione

 

A questo punto sembra interessante chiedersi se l’innovazione può essere considerata come una risposta alla regolazione ambientale, o comunque valutare il ruolo che essa gioca nel processo innovativo. Secondo alcuni autori, la regolamentazione governativa sembra infatti uno degli stimoli all’innovazione. In particolare la politica ambientale dovrebbe essere introdotta dal perseguimento di alcuni obiettivi: (i) ridurre la duratadella traiettoria tecnologica che, per le sue caratteristiche non si presenta come sostenibile nel lungo periodo; (ii) ottimizzare gli effetti di scala e di apprendimento dinamici; (iii) spingere affinché le imprese adottino miglioramenti tecnologici che aumentino la sostenibilità. Quest’ultimo aspetto merita una certa attenzione poiché: “dato un obiettivo di tutela ambientale, i primi due condurranno alle soluzioni più efficienti, mentre esso assicura anche lo sviluppo e l’utilizzo di soluzioni più efficaci”

Malaman (1996, p. 12). In particolar modo in presenza di chiarezza da parte del governo in riguardo agli obiettivi di lungo periodo, le imprese saranno più orientate a perseguire risultati di miglioramento tecnologico non solo efficiente in termini di costi, ma anche efficace in termini di sostenibilità ambientale.